Viaggio, amore e odio. Virginia - Aqcciacunti

Virginia

"Amo il viaggio e, nello stesso istante, lo odio"

Mi chiamo Virginia. Ho appena compiuto 19 anni. E' sempre stato difficile per me decidere, qualunque cosa, in maniera definitiva. Sono stata sempre una persona poco costante e molto volubile. Quando faccio una scelta  mi lascio guidare da tutto ciò che trovo stimolante. Ho scelto di iscrivermi al corso di lingue perché, già da bambina, avevo una certa dimestichezza nel pronunciare e riprodurre i suoni. Ho cominciato a studiare il russo per una questione estetica. Mi piace sentirlo parlare.

Tra qualche mese partirò per l'Inghilterra.

Andrò a Londra, in “Erasmus” per nove mesi. Se penso al viaggio, le emozioni sono contrastanti. Da un lato la possibilità di staccarsi dal proprio quotidiano e dalle proprie abitudini e appartenere ad una vita diversa, dall'altro, ancor prima di partire, la nostalgia che proverò dopo. Soffro sempre tantissimo, ogni volta che parto. Normalmente, dopo due settimane, comincia a mancarmi la mia città. Sento nostalgia delle strade, della gente, dell'atmosfera, che solo Palermo sa regalarti. Amo il viaggio e, nello stesso istante, lo "odio". Del prossimo, soprattutto, mi spaventa dover lasciare la mia ultima relazione. Spero resista.

Da bambina, spesso, mi prendevano in giro per il mio naso.

Adesso ne soffro un po' meno perché, per fortuna, ho incontrato anche chi lo apprezza. Ho un fratello di 27 anni. Sia con lui che con mio padre mi accorgo di essere un’altra persona, di sentirmi a disagio, in imbarazzo e di non riuscire a essere me stessa. Non riesco a sostenere il loro sguardo, se non per qualche secondo. Spesso, in famiglia, mi sento giudicata. Quando provo a parlare delle mie idee o delle mie fantasie, capita di sentirmi derisa. So di non soddisfare le loro aspettative, lo avverto e, spesso, sono costretta a mentire o a tenere "segreto" quello che realmente sento. Mento e questo mi fa stare malissimo. Non ho più energia, non voglio fare più nulla e mi sento demotivata.

Cantare e suonare sono fonti di nutrimento.

La passione per il basso nasce dai Red Hot Chili Peppers, il gruppo della mia vita. Ho cominciato ad ascoltarli perché c'era un ragazzo che mi piaceva. Prima era un gioco. Mi dicevo: “Non mi piacciono, ma me li faccio piacere perché piacciono a lui”. Poi ho cominciato ad amarli sul serio. Amare la stessa musica significa riconoscere le stesse frequenze, guardare il mondo da una stessa prospettiva. Nella musica canalizzo tutta la mia interiorità. La musica e il canto sono modi di esprimere quello che, per una questione di insicurezza, spesso, ho difficoltà a condividere.

Il mio problema più grande è la distrazione.

Non riesco a concentrarmi. Forse perché raccolgo un sacco di stimoli. Prima questa concentrazione, questa capacità di “stare dentro le cose” e di prestarvi attenzione c'era.  Adesso non riesco a capire cosa sia successo. Da un po' di tempo c'è qualcosa, di non meglio definito, che mi dà troppi pensieri. Credo di vivere con intensità tutto: le cose belle e le brutte. Non riesco a farle scivolare via e questo mi appesantisce. Prima di agire penso troppo e così rimpiango, spesso, di non aver fatto prima quello che che avrei voluto.

 

I suoini di una vita


 

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