storiestorie al limite

Antonella

"Se avessi ascoltato mio padre, non mi troverei in queste condizioni"

Mi ritengo una donna normalissima, molto provata dalla vita, che pur avendo fatto delle scelte sbagliate, tenta, giorno per giorno di andare avanti. Sono una mamma ed anche una nonna. Ho due splendidi nipotini. Sono nata in un ottima famiglia con grandi valori. Per quello che ho potuto, ho appreso, poi sono andata via di casa a sedici anni e mezzo.

Vivevo da sola, lavoravo e studiavo.

Mio padre era una persona molto autoritaria, patriarcale. Desiderava che frequentassi solo alcuni tipi di uomini. Forse se lo avessi ascoltato non mi troverei in queste condizioni. A 18 anni mi sono sposata. Ero molto giovane. Ho scelto di stare con un uomo totalmente all'apposto. Lui beveva, bestemmiava diceva parolacce e alzava le mani. L'ho conosciuto a Brescia in una chiesa evangelica pentecostale. Dopo due mesi, anche se non ero innamorata di lui, abbiamo provato a stare insieme.

Mio padre non voleva che lo sposassi.

Non ero innamorata di lui però mi piaceva. Lui diceva “l'amore viene col tempo”. Vivendoci insieme è venuta fuori la sua personalità e molti dei suoi difetti. Con lui ho avuto due figli. Il mio obiettivo era di crescere i ragazzi accudirli educarli. Dopo ho chiesto la separazione e il divorzio. Mi sono risposata 27 mesi fa con un giornalista politico arabo che avevo conosciuto nell '87 dopo 4 mesi di matrimonio. Non c'e stato niente di extraconiugale perché sono una donna molto seria. Io facevo la mia vita lui la sua. Sette anni fa ci siamo rincontrati. Mi sono resa conto che ero davvero innamorata.

L'unico uomo che ho amato in vita mia è stato lui.

Siamo andati a vivere in Tunisia perché sua madre era molto malata e ci siamo sposati. Durante quegli anni abbiamo subito minacce e pressioni di vario tipo. Il lavoro di giornalista politico è molto difficile. Ho preso anche il porto d'armi per difendermi. Lui lavorava come giornalista ed io ho aperto una pasticceria. Dopo qualche mese e dopo molte minacce verbali e non, ci hanno fatto saltare in aria la casa.

Abbiamo subito un vero e proprio attentato.

Ci siamo ritrovati, all'improvviso, senza niente. Grazie all'ambasciata italiana siamo riusciti a rientrare. Pensavamo di trasferirci in Italia ma non in questo modo. Essere costretta a scappare mi ha molto provato. Sono arrivata a pesare 40 chili. Ora viviamo qui a Palermo. Io di origini sono toscana di Firenze, però sono nata in Campania.  Ho lavorato all'università e alle poste. Nel '95 ho lasciato per occuparmi della mia bambina e di mio figlio perché il mio ex marito non era un buon padre. Non ha mai voluto dei figli. Uno me lo ha ammazzato in pancia buttandomi giù dalle scale.

Quando l'ho lasciato mi ha detto “se te ne vai io ti faccio perdere tutto”.

Così è stato. Mio figlio ora vive da solo e mia figlia ha avuto due gemellini. Per il momento non è possibile tornare a vivere in Tunisia. Mio marito tenta di fare anche qui il giornalista ma senza il permesso di soggiorno non riesce a trovare lavoro. Campiamo con l'aiuto che ci da l'associazione e con qualche bancarella. Abbiamo ancora due case e una buona eredità ma non riusciamo a tornare. In Tunisia lui non deve andare assolutamente. Anche se il mandante dell'attentato è in prigione, è meglio per il momento, stare qui.

Ascolta con Antonella il rumore del mare

 

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