giovanistorie
cantautore a palermo

Riccardo

"Sono un musicista e un cantautore. Mi piace scrivere canzoni"

Sono finito all'Accademia di Belle Arti per sbaglio. Ho superato i test di ammissione e, per caso, adesso mi trovo a frequentare, tra alti e bassi, il terzo anno. Mi aspettavo di peggio. Da uno sbaglio è nato un percorso. Non so se sarà quello definitivo. Sicuramente l'Accademia mi ha insegnato molto a livello di tecnica e di metodo.

A dodici anni ho scritto la mia prima canzone, in inglese.

La passione per la musica mi ha fatto decidere, insieme ad alcuni amici, di formare un gruppo. Ci chiamavamo “Four Seasons One Day”. Per questa passione ho perso tre anni di scuola. La notte stavo sveglio cercando di capire come funzionava un equalizzatore o qualche altra diavoleria musicale. Spesso mi riaddormentavo a scuola. Ad un certo punto della mia vita ho deciso di mollare il gruppo, perché gli altri componenti decisero di fare musica hardcore, per dedicarmi al mio progetto “solista”. Quel genere di musica non era più lo strumento attraverso il quale sentivo di potermi esprimere. Ho iniziato a  scrivere i testi in italiano e a comporre musica un po' più soft, a metà tra il brit-pop e l'indie rock. Sono passato da sonorità pesanti e distorte, da testi diretti e dal forte impatto, ad una lingua che ti permette di girare intorno alle cose e che ti costringe a utilizzare  le metafore.

Il mio approccio alla musica è cambiato con l'età.

Se da sedicenne credi di avere in mano il mondo, ti senti invincibile e sei pronto ad iniziare una rivoluzione al giorno, adesso le cose sono molto diverse. L'Università, il lavoro... è tutta una questione di tempo. Il tempo che hai perso per una passione che avevi, è quello che oggi ti senti mancare. Il tempo, spesso, non lo puoi scegliere, ma lo subisci. Come le scelte che, spesso, non fai.

A sei anni piangevo perché avevo paura di morire.

La prima volta che vidi la morte, mi feci un bel pianto ma, anche così, non sono riuscito ad accettarla. Sono un “cospirazionista”. Dubito di tutto: dalle notizie che leggo o che ascolto, al resto. Mi piace arrivare all'osso delle cose. Voglio conoscere ogni singolo meccanismo, ogni singolo ingranaggio, per comprendere le cose e farle mie. L'unico aspetto della vita che sfugge a questo approccio di “tipo chirurgico” è l'amore.

Innamorarsi ti fa diventare pazzo.

L'incontro con un'altra persona che ha altri meccanismi, che ragiona in modo diverso dal tuo e che, paradossalmente, dovresti tenere a distanza.. è un delirio. La prospettiva del domani o del futuro cambia ogni giorno. Non ho ancora avuto modo di capire bene cosa accadrà o cosa spero che accada. La mia generazione è stata abituata, fin dalle elementari, a sentirsi dire “voi non avrete futuro”. Io e i miei coetanei, anche per questo, stiamo malissimo. Viviamo costantemente nell'ansia. E' diventato tutto difficile. Il problema sono i social-network che ti danno, giornalmente, la possibilità di perderti. Finisci per vivere di paradossi. Sei pieno di crisi, di panico e vivi di ansie generazionali e lavorative. Finiti gli studi, voglio partire e vedere di "camparmela io la vita”.

 

Ascolta Riccardo

 

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