giovanistorie
Paura di Rischiare - Evelina pr Aqcciacunti

Evelina

"Se mi trovassi davanti ad un megafono forse non riuscirei a dire niente"

Sono Evelina, ho 19 anni e sono una studentessa. Sono figlia unica. L'idea di questa intervista mi faceva paura. Non la volevo fare, eppure non vedevo l'ora di farla. Penso che la paura sia sempre stato il motore che mi ha spinto e che mi anima. E' importante andare incontro a quello che temiamo, a quello che ci spaventa e che pensiamo non ci appartenga.

Mi ritengo una persona prudente, eppure mi ritrovo a rischiare sempre.

Per me il rischio non deve essere necessariamente qualcosa di eclatante. Per me rischiare significa andare incontro a quello che pensiamo non sia fatto per noi. Rischiare può essere andare ad una festa insieme a persone che non conosci, fare questa intervista, farsi fotografare, andare ad un esame non preparati. Io no ho mai voluto raccontarmi. In realtà, forse, ho sempre fuggito qualsiasi occasione o possibilità di “mettermi a nudo”. Poi, però, ti accorgi che non si può vivere nascosti. Bisogna sentirsi liberi di essere sè stessi, con le proprie debolezze, e avere la forza di non fingere. Quest'anno mi sono resa conto di quanto io abbia finto in tantissime occasioni.

La mia infanzia è stata bellissima.

Ci penso ogni giorno. E' stata bellissima, anche se, spesso, avvertivo la difficoltà a sincronizzarmi con il mondo degli altri bambini e con quello dei miei genitori. Giocavo, ma mi sentivo distante. Questa distanza è aumentata negli anni fino a quando non sono arrivata ad un punto lontanissimo. Da un lato c'erano tutti gli altri che facevano gruppo e si confidavano e, più distante, c'ero io a disagio in varie situazioni. Sono stata sempre circondata da tantissimi amici, ma mi è mancata quell'intimità che si può  avere solo con un fratello o una sorella.

Adesso un po' di cose sono cambiate.

Non abito più la stessa casa, frequento amici diversi ed anche il rapporto tra i miei non è più lo stesso. Mi sono resa conto che, forse, le cose e le situazioni che ho vissuto in realtà erano diverse da quelle che avevo immaginato. Spesso faccio un sogno. Sono io che corro. Corro via da qualcosa che mi spaventa, via da qualcuno o da qualcosa che vuole farmi del male. Corro velocissimo e per tantissimo tempo. Non mi stanco mai, anzi, sono quasi felice di farlo. L'esito è sempre positivo. Riesco a fuggire, so di averli seminati, ma continuo a correre sempre più contenta, sempre più veloce e sempre meno stanca.

Ho due tatuaggi.

Il primo è questo fiore di lavanda. Il fatto di avere fatto un tatuaggio in sè ha un significato. Ho sempre avuto difficoltà a prendere decisioni definitive. Cosa c'e di più definitivo di un tatuaggio? Quando ho scelto il disegno ho pensato a  quando ero in Francia. C'erano dei campi di lavanda bellissimi. Mi dava l'idea di calma perpetua, una cosa che desidero tanto e da tanto tempo. L'altro disegno che ho tatuato è un fiore di camomilla. Questo, l'ho fatto una volta che avevo litigato con mia madre per affermare “io faccio quello che voglio, e se voglio lo faccio”. Se io dico che non voglio fare una cosa, non voglio che tu mi costringa, ma semplicemente che mi capisca. La camomilla la prendi per dormire, per tranquillizzarti. Così ogni volta che lo guardo ricordo che devo stare calma.

Da grande vorrei lavorare in una libreria. Rispecchia la mia idea di felicità. Ci sono i libri, c'e la calma. Non c'e la frenesia di ottenere successo a tutti costi e di  correre verso un obiettivo.  Ci sono solo i libri.

 

Intorno a Evelina

 
E tu? Aqcciacunti? Condividi con i tuoi amici Share on Facebook
Facebook
Email this to someone
email
Tweet about this on Twitter
Twitter
Pin on Pinterest
Pinterest