Lavoro il cuoio. Alessio per Aqcciacunti

Alessio

"Nel mio futuro vedo tanto cuoio e lo immagino di colore rosso"

Mi ritrovo a lavorare il cuoio da qualche anno, in questo posto che a me piace un sacco. Le cose ci entrano a malapena ma, in qualche maniera, è proprio questo che mi piace. L'idea era di fare custodie per strumenti musicali in cuoio. Mio padre ha sempre avuto una manualità incredibile. Se trovava due pezzi di legno li metteva insieme e costruiva una scaffalatura. Lavorando in un call-center, per molti anni queste cose le ho messe da parte, per poi riscoprirle adesso. Forse è il tempo giusto. Da mio padre ho preso l'amore per la musica. La prima volta che presi in mano una chitarra avevo dieci anni. Quella chitarra la ho ancora. Si chiama Clarissa. Suonavo pezzi di repertorio classico, fino a quando ho iniziato a suonare in spiaggia durante l'estate. Già ero più grande.

A Palermo vado spesso nella zona della “Lapa bianca”.

È un posto vicino al mare, alla “Cala”, dove puoi stare tranquillo con i piedi a penzoloni sopra le barche e leggere un libro. Nel mio futuro vedo tanto cuoio e lo immagino di colore rosso. Mi fa pensare al ballo, al canto, alla musica, alla vita e al fuoco. Un oggetto a cui sono particolarmente legato è un porta-tamburelli in cuoio. È stato il primo progetto. Realizzarlo mi ha fatto capire che quello che avevo in mente era fattibile. Per imparare l'arte del cuoio sono andato in Puglia da una maestra di Martina Franca. Lavoravo tutto il giorno, non mettevo il naso fuori dal laboratorio. Ho preso i miei giorni di ferie e sono andato lì ad imparare come “picciotto a bottega”. Poi sono andato in Spagna, nelle Asturie, ad imparare altre tecniche. Adesso quello che sono è il condensato delle due esperienze.

Il consiglio che mi sento di dare è: lavorare di più e pensare di meno.

Questo è un mestiere che si fa con le mani. Quando lavoro, lavoro e basta. Il pensiero si calma. Metto in pausa. Quando sono arrivato qui e ho iniziato a lavorare ci sono stati un po' di problemi con i ragazzini del quartiere. Qualche furto. Non mi sono perso d'animo e ho iniziato ad avvicinarli con la musica, dando lezioni di chitarra. Ora qualcuno è arrivato anche a dirmi che vorrebbe imparare il mestiere. Io ci sto pensando, per dare un’opportunità. Della mia infanzia ricordo il rumore della barca a remi. I remi che entrano in acqua. Penso a quando ragazzini a mare si prendeva la barca per andare a largo. Senza meta. Si andava, si buttava una lenza e si passava la giornata.

 

I suoni di una vita


 

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