La storia di Baldo

Baldo

"Io sono quello che vedete"

Sto qui a preparare caffè. Niente di particolare. Solo caffè. Tutti dicono che è buono.

Mi chiamo Baldo. Si può dire che qui ci sono nato. Soltanto una volta sono andato via da Palermo. Ho vissuto e lavorato, per qualche anno, a Torino. Poi, quando mio padre è stato male, sono tornato. Sono stato travolto dalla vita e dalla situazione familiare… non era mia intenzione. Non sono andato più via. Questo posto è nato nel 1950. Siamo sette figli. Io sono l’unico che ha imparato a preparare i caffè.

Fare un buon caffè è una cosa che non si può insegnare.

Deve scattarti dentro qualcosa. Solo così riesci a farne uno buono. Io ne bevo due al giorno. La mia infanzia è stata atroce. Sebbene volessi andare a scuola, non sono riuscito a completare gli studi. Papà mi voleva qui, dietro il bancone. Avevo tentato, anche, di iscrivermi all'Istituto Alberghiero, ma poi, per necessità, ho dovuto abbandonare.

Oggi mi chiamano "il professore del caffè" e qualcuno, anche, "maestro".

Quando preparo un caffè non penso ad altro. Ogni caffè è come se fosse il primo. Il mestiere del barista non è semplice. Quando finisce la giornata non vai subito a casa. Prima devi pulire la macchina pezzo per pezzo, cominciando dai braccetti, e l’indomani mattina, alle cinque, ricominciare. Dell’infanzia ricordo il suono del campanello di casa. Mio padre arrivava e, se c’erano dei problemi, era spesso incazzato. Col mio lavoro conosco molta gente. I clienti parlano dei loro problemi. Si confessano. Parlano di donne, di famiglia e di lavoro. Ogni tanto penso che sarebbe bello tornare a Torino.

Ascolta Baldo


 

E tu? Aqcciacunti? Condividi con i tuoi amici Share on FacebookEmail this to someoneTweet about this on TwitterPin on Pinterest