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La storia di Aissetou

Aissetou

"Sono una ragazza di seconda generazione"

Sono una ragazza un po' cittadina del mondo. Seconda generazione significa non appartenere. Non sono né Africana, né Occidentale. L'idea di questo posto è nata per gioco. All'inizio abbiamo cominciato utilizzando la logica del riciclo creativo. Cose che avevamo a casa, dimenticate e piene di polvere, riacquistavano una nuova vita. Poi la mia socia, Adjo Cuccia, ha fatto un corso di design e abbiamo deciso di comprare delle macchine da cucire. Da qui è nato tutto questo.

La mia è stata un’infanzia normale. Andavo a scuola. Poi al liceo ho iniziato ad avvicinarmi alla danza e all'Africa.

Il Teatro Massimo ha per me un significato particolare. Da bambina ho vissuto in quella zona e quello squarcio per me rappresenta la mia infanzia. Non parlo la lingua della mia terra d'origine, ma la capisco. Adesso mi sento pronta per riprendere contatto con la mia cultura e riscoprire le mie radici. Ora penso al mio futuro e alla mia vecchiaia in Africa. Mi meraviglia vedere mia nipote, la figlia di mia sorella. Oltre ad avere un nome evocativo, “Raiz”, che significa radici, è una bambina che nei colori, nei tratti e nei modi di fare richiama molto le mie origini africane.

Il mio consiglio è di avere mente aperta e fare tanti viaggi.

Il viaggio, anche se fatto da soli, aiuta a trovare i punti forti di te stesso, ma anche degli altri. Rispetto a quello che vedo nei villaggi africani, dove la donna ha bisogno di un uomo accanto per fare le cose, io sono abituata ad essere indipendente, sotto qualsiasi punto di vista. Ho un marito accanto, ma non ho bisogno di lui per fare tutto quello che devo.

 

Ascolta Aissetou

 

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