Pedro

"Speravo che il fatto di aver rischiato di morire mi avesse cambiato"

Mi chiamo Pedro ed ho ventinove anni. Vengo dalla Repubblica Ceca. Vivo in Italia da sei anni. Ho iniziato prestissimo a farmi le pere. Avevo quattordici anni. Nel mio paese, la scelta era tra drogarsi o vivere una vita piatta, come tutti gli altri. Fin da quando ero molto piccolo mi è sempre piaciuto frequentare amici più grandi di me.

A undici anni, ho iniziato a bere e a fumare le canne.

Da lì in poi il passo è stato breve. All'inizio era semplice curiosità poi ho continuato perché drogarmi mi faceva stare a mio agio. Io sono una persona molto tranquilla, molto timida. La droga mi permetteva di sciogliermi di sentirmi bene con la gente e con le ragazze. Mi facevo una o due volte a settimana. Dopo un po' non riuscivo più a farne a meno. Ho iniziato a rubare e a spacciare per conto di uno che la fabbricava.

Sono andato via di casa e ho iniziato ad avere problemi con la legge.

Sono partito perché non volevo andare in carcere. Per un periodo, della mia vita, sono stato in Spagna. Facevo la vita di strada e mi guadagnavo da vivere facendo colletta o qualche lavoretto saltuario. Poi ho conosciuto un ragazzo che mi ha detto “vieni con me in Italia”. Sono stato a Roma e a Napoli. Poi sono arrivato a Palermo. Qui ho conosciuto una ragazza e per qualche anno siamo stati insieme.

Dormivamo per strada, sotto a un ponte.

Ricordo che un giorno avevamo litigato e lei si era allontanata. Ho iniziato a cercarla ma non la trovavo. Si era seduta sopra il ponte, si era addormentata e durante la notte è scivolata giù. E' caduta davanti a me, l'ho vista morire. Stavo troppo male e cosi il giorno dopo, per non pensarci ho deciso di ubriacarmi insieme ad un mio amico. Era tardi quella sera non ricordo nulla, non ero cosciente, Ricordo solo che mi sono svegliato in ospedale. La notte prima mi sono arrampicato su quel ponte, forse per la rabbia o per la colpa e mi sono buttato di sotto.

Non lo avevo nemmeno pensato, era una cosa che ho fatto d'istinto.

Sono stato un anno e mezzo in ospedale. Avevo la spina dorsale spezzata. Pensavo di rimanere paralizzato. Quando ho ricominciato a camminare avevo immaginato di fare una vita diversa e più sana. Speravo che il fatto di aver rischiato di morire mi avesse cambiato. Purtroppo le amicizie erano sempre le stesse e ci sono ricaduto. Ho ricominciato a vivere per strada con quello che mi capitava, senza prospettive.

Nel 2012, a causa di una ferita infetta che avevo trascurato ho perso la gamba.

In quel periodo, ho conosciuto un paio di dottoresse che mi hanno detto “se vuoi ti aiutiamo noi a cambiare vita”. Mi hanno suggerito di entrare in comunità. All'inizio sono andato più per loro che per me. Volevano tanto che cambiassi. Poi, entrando nella comunità che rispetto alla strada era un posto protetto e pulito, con il tempo e ragionando, ho preso questa decisione anche per me.

Se potessi tornare indietro magari farei scelte differenti e sceglierei la strada più sana:

un lavoro, una moglie un bambino. Vivere per strada è stato bello. Ho conosciuto tanta gente. Ogni giorno c'era qualcosa di divertente. Quando stai per strada ti capita di incontrare qualcuno che si ferma a parlare con te o a scambiare qualche battuta e a ridere. Ho iniziato a viaggiare per questo motivo. Oggi mi accorgo che la maggior parte di quelli che ti passano davanti, tende a giudicarti e a pensare solo cose brutte.

Con la mia famiglia non ci vediamo da dodici anni.

Mi chiamano spesso, in Comunità. A marzo, quando uscirò di lì, la prima cosa che voglio fare è andare a vedere come stanno. Mia madre non è più giovane e voglio rivederla. La vita che facevo prima non mi va più. Vorrei fare qualcosa, anche qualcosa di piccolo, con amici diversi, senza sostanze e senza più alcol.

Ascolta il rumore della pioggia con Pedro


 

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