Figli d'Artestorie
arte percezione e bellezza vanni

Vanni

"Attraverso lo strumento artistico mi esprimo dentro e fuori"

Se dovessi definire cosa è per me l'arte direi che è la percezione di qualcosa che, giornalmente, mi attraversa e mi riempie di bellezza. Le immagini diventano il mezzo per promuovere lo sviluppo di un pensiero divergente e laterale e per prendermi cura dell'altro. I laboratori fatti a scuola con i bambini, così come il setting privato dello psicoterapeuta, diventano, i luoghi che utilizzo per migliorare la salute e il benessere della persona. Quando non lavoro passo la maggior parte del tempo a casa in compagnia della mia famiglia e degli amici che, spesso, ci vengono a trovare.

Fare il padre è un esperienza commovente.

Se lo fai con un minimo di concentrazione ed impari a guardare con gli occhi di un bambino, vedi cose che non avevi più visto e incontri immagini ed emozioni straordinarie. Spesso, quando mio figlio Ranieri mi abbraccia e mi sussurra alcuni suoi pensieri, tocco dei momenti di una commozione e di una poesia struggentissima.

Mio papà faceva l'artista.

Ho tre fratelli e una mamma che si è occupata artisticamente di noi, facendo la casalinga. Da piccoli, ogni domenica, andavamo con mio padre in studio e ci prendevamo cura di quello spazio, per noi, così speciale. Io, che ero il più piccolo, pulivo i pennelli. Per me era normale andare alle mostre, avere persone assurde a casa e frequentare i teatri.

Quando eravamo bambini io e miei fratelli condividevamo una stanza.

Un pomeriggio su invito di nostra madre, abbiamo trasformato le macchie dei muri in fiori e farfalle. Con un padre artista, la cosa più ovvia sarebbe stata continuare seguendo le sue orme. Ognuno di noi ha scelto, invece, il mestiere che voleva fare. Ognuno ha trovato il suo modo di esprimere e trasformare, differenziandosi, la “nostra matrice comune”.

Se devo pensare ad un suono me ne vengono in mente due.

Uno è il suono di un fiumiciattolo. Lo sento ancora scrosciare e scendere giù dalle montagne innevate della Valchiavenna. L'altro è l'adagietto di Mozart. Riascoltarlo mi fa pensare a tutte le volte che ho dovuto pensare ed elaborare le mie tesi, da quella di laurea a quella di specializzazione.

In questo ultimo anno ho imparato che so odiare. E' un sentimento che a me spaventa molto.

Ho il rimpianto di avere avuto paura della malattia di alcune persone che, adesso non ci sono più. Mio figlio mi chiede, spesso, di non morire mai. Il mio desiderio è quindi quello di essere in salute per un tempo sufficiente. “La vie en rose”cantava Edith Piaf. Il mio futuro lo immagino così: bianco di luce e rosso di passione.

Ogni giorno ci sono delle microcose che che mi trasmettono una macromeraviglia.

In questi anni ho lasciato andare la mia vanità esteriore riscoprendo una forma di bellezza più intima. Ad un certo punto ho incominciato ad abbandonare le belle immagini e a coltivare una una leggerezza differente. Mi ha aiutato molto Vittoria mia moglie, una donna reale, che mi aiuta, ancora oggi, a stare il più possibile con i piedi per terra.

 

Ricordi color indaco

 

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