Savitri

" Mi meraviglia ogni cosa. Mi meraviglia tutto."

Nasco con il nome di Giulietta. Oggi, all'età di  61 anni,  pur riconoscendo di  aver già fatto un bel pezzo di strada riesco, a ritrovare in me quella piccola bambina nata in Africa. Sono figlia di genitori italiani. La mia famiglia arrivò in Africa per amore verso questa terra. Mio nonno aveva il mal d'Africa. Eravamo una delle tante famiglie che viveva a Tripoli. Poi, all'arrivo di Gheddafi, siamo andati via. Dentro di me porto il vissuto della profuga, che lascia la propria terra per cercarne un'altra.

Lo yoga mi ha insegnato, negli anni, ad accettare i cambiamenti e a lasciarmi trasportare dagli eventi.

Questo modo di essere mi porta ad essere molto duttile e adattabile. La mia infanzia, nonostante tutto, è stata molto serena. C'era l'Africa e Tripoli. Questa piccola cittadina permetteva una buona integrazione con la popolazione araba. Potevamo girare liberamente. Poi, all'improvviso, ricordo che eravamo a Napoli, su una nave, e stavamo per arrivare in Italia. Ho alzato gli occhi al cielo e mi sono stupita. Io che ero abituata al cielo dell'Africa, ho detto: “dove sono finite le stelle?”. Di quel periodo ricordo il suono dei muezzin che chiamano i fedeli alla preghiera o  il suono del suk, quel “tik tik” degli artigiani che lavoravano l' argento e  la filigrana.

Savitri non è un soprannome, ma il nome che ho ricevuto da mio maestro, quando sono stata in India.

I nomi sono delle vibrazioni che devono corrispondere alla tua evoluzione. Savitri vuol dire “armonia”. In India ho, anche, conosciuto un uomo che poi è diventato mio marito. In questo momento della mia vita mi sento molto più morbida. E' stata una conquista. Prima ero molto rigida e, a volte, anche settaria. La storia della mia vita mi piace. Riconosco che ci sono state delle scelte, come lo yoga, che mi hanno permesso di strutturarmi in un certo modo. Questa morbidezza, forse, dipende anche da questo. Mi sono resa conto, in un percorso di vita diventato, ogni giorno, più consapevole, di quanto i piccoli gesti, quelli  essenziali, diventano, poi, quelli giusti.

La vita non è facile, richiede presenza e impegno per viverla e non sprecarla.

Siamo parte di un tutto e ogni nostra azione può essere un prezioso contributo. Se mi tolgono la libertà o la mia autonomia mi sento lesa. Questo dovrebbe essere l'ultimo anno della mia carriera da insegnante. In questa scuola ,negli anni, sono successe cose meravigliose. Cerco di insegnare ai miei alunni ad essere presenti. Nel percorso della mia vita ho capito che tutto dipende da me. In qualsiasi posto, anche quello che può apparire come il più ostile, ognuno deve portare sempre quello che è. Non è l'esterno che ti trasforma, ma sei tu che hai il potere di trasformare l'esterno. Per fare questo bisogna essere attenti, svegli e presenti, altrimenti vieni trascinato.

 

Savitri e il mare


 

 

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