storiestorie al limite
Abusata e non capita - Fabrizia per Aqcciacunti

Fabrizia

"Mi ha salvato la cultura"

Ho quarantacinque anni. Sono nata a Milano ma ho vissuto gran parte della mia vita a Bologna. Alle spalle ho una storia molto dura e pesante. Da bambina sono stata abusata sessualmente da mio zio, il fratello di mia madre. Da questa storia di dolore ne sono uscita con le unghie e con i denti e con tanto odio verso la società, le istituzioni e verso tutto quello che può rappresentare una regola. Ho cercato sempre di andare oltre ma non per la voglia di trasgredire.

Pensavo che “oltre” ci potesse essere qualcosa di meglio.

In famiglia come a scuola, mi sono sentita sempre sola e non capita. Ho solo dovuto difendermi dal male degli altri. Mi ha salvato la cultura. L'amore per i libri per il cinema e per gli animali mi ha aiutato. Il dolore provato ha fatto di me una persona forte, ma anche dotata di una sensibilità fuori dal comune. Sono cresciuta con mia nonna, una donna, che nonostante l'età, aveva idee politiche e sociali molto progressiste. E' stata per me come una madre. Mi ha trasmesso i suoi valori, mi ha protetto e mi ha dato qualcosa a cui aggrapparmi. Devo dire grazie a lei se comunque non sono affondata.

Mio zio ha abusato di me per anni ma nessuno ha mai detto nulla.

Quando ho avuto undici anni ho iniziato a comunicare il mio disagio e il mio malessere attraverso alcuni segni: disturbi del comportamento alimentare, aggressività, autolesionismo e uso di sostanze. Lanciavo dei messaggi che, forse, non si sono mai voluti leggere. Resta la rabbia e la poca fiducia nelle istituzioni. Psicologi, assistenti sociali non hanno mai capito nulla. Se ne parlava poco di pedofilia. Alla mia età non mi sento di giudicare nessuno.

Resta il fatto però, che chi avrebbe dovuto proteggermi non lo ha fatto.

Porto ancora i segni di quella storia e, ancora, oggi tendo a difendermi. All'età di quindici anni per la prima volta ho tentato di scappare. Ero andata da alcuni amici a Milano. L'ho rifatto quando ero ormai maggiorenne. Scappavo per difendermi e per proteggermi. La bambina abusata, quando diventa donna, può uccidere ed io, anche se quella persona continuava in maniera insistente a molestarmi, non volevo uccidere.

All'età di diciannove anni, sono andata a Londra e poi a Bologna dove ho frequentato il Dams.

Dopo qualche anno sono rimasta incinta di mio figlio Samuel. Ho lasciato l'università ed ho iniziato a lavorare. La vita di strada non è stata una scelta. Ho perso il lavoro nel 2009, anno di crisi e recessione. Lavoravo alla Giglio di Reggio Emilia. Prima la cassa integrazione e alla fine il licenziamento mi hanno fatto perdere la casa. Mio figlio era ormai maggiorenne e io e il mio compagno siamo andati prima a Bologna a vivere dentro alcune case occupate e poi, essendo lui originario di Marsala, abbiamo deciso di scendere in Sicilia e di vivere a Palermo.

Pedro l'ho conosciuto per strada.

Era un ragazzo con tanti problemi di salute. Io e il mio compagno ci siamo avvicinati per parlargli e lui ci ha raccontato che la sua ragazza era morta e che, il giorno dopo aveva tentato il suicidio. Tra di noi e' nato un legame molto forte. Siamo come fratello e sorella. Quando l'abbiamo conosciuto era in condizioni terribili, con una gamba infetta. Io gli curavo le ferite. Ho conosciuto Marina poco dopo. Avevo bisogno di lavarmi e avevo bisogno di medicinali. Mio marito adesso è in carcere, accusato di lesioni aggravate.

Abito in un posto dove non c'e luce e dove non c'è acqua ma, almeno ho un tetto e una stanza.

Li ho il mio armadio e, sopratutto i miei libri. Mi fanno compagnia i miei tre cani: due pitbull e una bastardina, tutti trovati in strada. Condivido questa casa con sette persone. Sono principalmente ragazzi che vengono dai paesi ex comunisti. Arrivati in Italia con la voglia di provare tutto quello che poteva dargli l'occidente erano tutti un pò senza pelle e si sono fatti molto male.

Mio figlio ha compiuto ventitré anni. Vive negli Stati Uniti.

E' un ragazzo che per fortuna, non ha mai avuto problemi di droga. Qualche anno fa mi disse “mamma io per adesso non ho voglia di studiare e non so ancora cosa voglio fare della mia vita”. L'unico suggerimento che gli ho dato è stato di aspettare il tempo giusto per fare le sue scelte e gli ho consigliato di viaggiare e di leggere il più possibile. Spero di potermi comprare presto una casa e di trovare un lavoro. Mi piacerebbe aprire un piccolo negozietto di libri. Il mio compagno starà ancora in carcere per parecchi anni.

La gente spesso ci giudica senza conoscerci.

Per la maggior parte di loro siamo tutti brutti, sporchi e cattivi. Per arrivare ad essere come me basta pochissimo. Perdi un lavoro, hai un lutto, una fragilità emotiva o una storia particolarmente dolorosa e precipiti all'inferno, in un attimo. Alla fine, la vita di strada è frutto del sistema. Spesso non la scegli ma la subisci. Se tu vivi in strada sei parte di una microsocietà che ha le sue regole, i suoi movimenti, le sue abitudini. Stai solo più ai margini ma sempre dentro. Anche un eremita, che coltiva la sua terra e alleva i suoi animali, se ha bisogno di vendere i propri prodotti, entra all'interno di un sistema: un sistema regolato dal denaro.

 

Spinta dal Vento

 

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