Etniestorie

Abdellah

“Eravamo ventuno ragazzi in una “barchina piccolina”.”

Sono arrivato a Palermo tanto tempo fa. Non conoscevo nessuno. Ho cominciato a venire al Foro Italico perché c’e il mare, e il mare mi ricorda casa. Qui ho trovato alcuni ragazzi africani, che per passare il tempo giocavano a calcio, e ho cominciato ad allenarli.

E’ stato difficile. Avevamo solo un pallone e tante arance.

Poi ho incontrato Murio che mi ha proposto di fare una squadra. Tanti ragazzi vengono qui, convinti di volere diventare giocatori ed essere famosi.

Partono dai loro paesi e pensano che qui è tutto facile. Anche io ero come loro. Ho deciso di partire nel 2002. Mi avevano detto che era facile guadagnare.

Mi dicevano “vieni in Italia ed in un anno puoi comprare una casa e avere un automobile”.

All’inizio ci ho creduto, poi ho scoperto che la persona che, con i suoi discorsi, mi aveva convinto a partire aveva fatto i soldi con attività illegali. Spesso al paese non ti dicono la verità, ma ti ingannano. Ti dicono “ci sono fabbriche, tu lavori, ti compri la macchina e fai tanti soldi”.

All’inizio sono gentili. Ti invitano al ristorante e ti offrono il pranzo. Poi, quando arrivi in Italia, ti propongono di vendere la droga o altro. Sono arrivato in barca. Eravamo ventuno ragazzi in una “barchina piccolina”. Siamo arrivati a Siracusa, siamo stati trasferiti a Crotone e infine a Lecce. Qui ho conosciuto un ragazzo arabo che mi ha proposto di andare in Sicilia e così ho fatto.

I primi tempi soffrivo molto. Poi ho incontrato una ragazza rumena e mi sono sposato. Adesso lei lavora a Verona mentre io, qui, ho un banco di vestiti usati a Ballaro’. Siamo stati insieme dodici anni ma alla fine è partita, forse per colpa del calcio. Mi diceva “spendi tutti i soldi per la squadra, sei pazzo, aiuti loro e a noi non ci pensi”.

Per me la squadra è il mio sangue.

Alla gente piace vederci giocare. Siamo stati invitati ad alcuni tornei organizzati dalla polizia di stato e abbiamo vinto. Quando un ragazzo nuovo viene al campo, gli racconto la mia storia per fargli capire che anche io ho sofferto e che anche io mi sono sentito solo. Cerco di tenere i ragazzi lontani dal fumo e dall’alcol perché so che è facile perdersi quando si è soli. Ho visto tanti, anche del del mio paese, che per vivere sono costretti a rubare.

 

Abdellah

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