Tiziana giornalista a Palermo per Aqcciacunti

Tiziana

"Un lavoro come il mio, con il tempo, ti rende cinica e disincantata"

La mia vita professionale inizia durante gli anni dell'università. In quel periodo collaboravo con alcuni giornali locali, all'interno di piccole redazioni. Erano gli anni 90. Avevo davanti a me la possibilità di rimanere o di partire per continuare la mia carriera professionale fuori dalla Sicilia. I giornali parlavano di Craxi, della Milano da bere e dei processi di “mani pulite”. Due anni dopo, a due mesi di distanza muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il 1992 è l'anno della svolta, un giro di boa importantissimo per le sorti della mia città.

Da testimone, assisto ai giorni delle stragi e del cordoglio ma anche al risveglio delle coscienze ed alla grande ondata di indignazione. A quel punto ho capito che non sarei più andata via.“Titta devi restare”. Così ho iniziato a raccontare i movimenti e le nuove energie che, giorno dopo giorno, nascevano a Palermo. Oggi non mi pento delle mie scelte anche se so, da madre, che le prospettive che posso offrire, a mio figlio non sono esattamente meravigliose.

Ho vissuto un infanzia felice.

Faccio parte di una famiglia numerosa. Si viveva tutti insieme. Io e miei cugini siamo cresciuti nella casa di campagna dei nonni. Era una specie di Eden, di isola felice, dove era possibile sperimentare e crescere. La ricordo veramente come una età dell’oro. Ricordo gli odori e i rumori della campagna. Soprattutto, mi torna in mente il suono dell'acqua nella “gebbia” e le grida del contadino che ci “assicutava” quando decidevamo di fare il bagno dentro il canale. Il rumore di quest’acqua che scorreva, per ore e ore, è un suono che mi accompagna da sempre, un suono ancestrale e molto evocativo.

Non sono il prototipo della madre sicula.

Ho sempre pensato che i figli, non sono di nostra proprietà. Ho cercato di lasciare mio figlio veramente libero. Ritengo che il rispetto della libertà di un figlio non significhi non dargli una giusta educazione. Sebbene un lavoro come il mio, con il tempo, ti rende cinica e disincantata, non ho mai perso la speranza. Mi ripeto continuamente “eppure secondo me questa cosa si può fare”. E' un po' contraddittorio e spesso questo pensiero mi tormenta.

Porto sempre a destra il braccialetto con la Sicilia e a sinistra l’anello con scritto Fuck a testimoniare, serenamente, questa mia discrasia. Penso che nella vita qualcuno da mandare a fanculo c’è sempre. Quando non faccio la mamma coltivo i miei interessi. Vado ai concerti, leggo moltissimo e ricamo. Ricamare è qualcosa che mi permette di mantenere vivo un legame con il mio passato. Una tradizione di famiglia che vorrei trasmettere a mia nipote.

 

Un suono ancestrale


 

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